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Bedin, presidente di Lega: «Sarà una serie B più azzurra, così saremo sostenibili»

Giovanni ArmaniniGiovanni Armanini

«Abbiamo triplicato il bonus per i talenti italiani, non ci sono alternative. Le società sane pianificano a prescindere dai verdetti stagionali del campo. Un piacere vedere proprietà italiane, come a Padova, entrare nel calcio»

Paolo Bedin, vicentino, classe 1969, da dicembre 2024 guida la Lega di Serie B e si appresta ad iniziare la sua seconda stagione completa da leader del campionato cadetto. Dalla valorizzazione dei talenti ai diritti tv passando per la sostenibilità, ci parla della sua visione di lungo periodo per una Serie B più forte.

Presidente, si comincia in un momento frizzantino del mondo del calcio, dopo un’estate al solito molto calda in cui non sono mancate le polemiche...

La verità è che non c'è mai un momento non frizzante nel calcio e questo lo so bene io che vengo dall’esperienza in Serie C e non solo.

I numeri dicono che il vostro campionato è quello più combattuto in assoluto.

È vero, ma è sempre stato cosi, l'anno scorso va detto che quello che è accaduto è arrivato a livelli straordinari, ma anche l'anno prima siamo stati il torneo in Europa con il minor numero di punti tra la prima non andata in A e la prima non in C. Chiudere il campionato 25/26 iniziando l’ultima giornata senza nessun verdetto matematico è stata la ciliegina sulla torta.

Come è possibile?

Questo è il frutto di un combinato tra l’equilibrio tecnico che si crea indipendentemente dallo status delle squadre sommato al nostro sistema di playoff e playout che motiva sempre a non abbassare la guardia.

Dopo l’eliminazione dai mondiali si è parlato molto di italianità nel calcio domestico. Voi questo problema sembrate non averlo con l’80% di italiani nelle rose.

Certo, ma al nostro livello non vedo alternative, la valorizzazione dei giovani italiani è l’unica che può permettere alla Serie B di avere una mission sportiva e sostenibilità economico finanziaria, perché il giovane permette di diminuire i costi e creare valore in termini patrimoniali con le rivendite.

Mi permetta però un dubbio. Perché mai una società di calcio, che è una azienda e persegue i suoi interessi sportivi, dovrebbe lavorare in funzione azzurra?

Dal punto di vista giuslavoristico è vero, dopo di che il dato economico dice che le leghe promuovono una serie di normative sui giovani atte a premiare il giocatore formato in società. Noi abbiamo triplicato il bonus: questo era l'unico strumento per invogliare le società a investire nei talenti azzurri, pur lasciando la massima libertà strategica a tutti.

Italianità significa anche proprietà del territorio.

Vero, ed è sempre una cosa positiva quando aziende strutturate, come è successo a Padova con quella della famiglia Banzato, decidono di investire nel calcio. È una proprietà che io sto conoscendo ora e penso che ai tifosi padovani non poteva succedere nulla di meglio. Solidissima dal punto di vista industriale, seria, radicata, con una forte identità territoriale e da quel che ho visto anche molto passionale. Un mix di fattori positivi straordinario che aprirà una grande pagina nella storia del club. Questi imprenditori che hanno vocazione a restituire al territorio investendo attraverso lo sport sono esempi che spero possano motivare molti altri. Non sono certo contro i fondi che investono qui, ma le proprietà locali danno un valore aggiunto anche in termini di identità.

Rimane un fatto: le società di serie B numeri alla mano hanno un problema a resistere più di 3-4 anni in una categoria comunque molto costosa. Soprattutto chi retrocede dalla A.

Questo accade anche in C, ma è l’effetto evidente di una situazione in cui i tre campionati non solo sono divisi dal tasso tecnico ma anche da un gap economico finanziario eccessivo. I fatturati salendo e scendendo subiscono uno stravolgimento difficilmente assorbibile. Dalla C alla B si quadruplica il fatturato necessario e dalla A alla B scende di 8 volte.

Che fare allora?

C'è un problema di sostenibilità tra le categorie. Noi paghiamo il turnover con 34% ovvero 7 squadre su 20 tra promosse e retrocesse di anno in anno. O aumentiamo la mutualità e i fatturati delle leghe sotto, o diminuiamo il turnover, ma sono due risultati estremamente complessi. Si può solo ricorrere ad una gestione oculata nel non fare pazzie quando si va su e pianificare su un arco temporale di 3-5 anni che preveda sia un successo che un insuccesso. La dimostrazione è il Frosinone dello scorso anno.

C’è poi il grande tema dei diritti tv. Prima della sua gestione c’è stato un crollo degli introiti, ora siete ripartiti con nuove iniziative.

Si tratta di un mercato in grandissima trasformazione e anche in contrazione in termini di ricavi, questo riguarda addirittura le prime divisioni: Serie A, Liga, la Premier League stessa che incassa tantissimo ma non cresce più come prima. Immaginiamoci quindi i tonrei di seconda fascia. Noi ci stiamo difendendo come gli altri, abbiamo un posizionamento nazionale su Dazn siamo all'ultimo anno del ciclo e quindi ragioneremo sul futuro. Però siamo anche l'unica lega che ha un canale proprietario, distribuito da Amazon e OneFootball.

Due novità recenti. Come sta andando?

Amazon ha un pubblico generalista, OneFootball numeri più piccoli ma che toccano il segmento di tifosi giovani. Il mercato internazionale ha avuto un crollo due anni fa, ma stiamo ricostruendo con un nuovo partner che si chiama Iris sport: siamo distribuiti come mai in precedenza. Non facciamo ancora ricavi significativi ma bisogna seminare, e lo stiamo facendo. Io vengo dalla Lega Pro dove abbiamo triplicato i ricavi dalle emittenti locali. Per questo anche in B abbiamo highlights e secondi diritti che stiamo immettendo con buone prospettive.

Quale futuro hanno i campionati come la Serie B?

Io sono nel board di European League in quota alle leghe di seconda divisione e vedo un assioma matematico ovunque: “Lega forte campionato forte”. Prendete la Liga spagnola guidata da Javier Tebas: 700 dipendenti. Essere forti significa offrire servizi di eccellenza sviluppando progetti di crescita. Ho la presunzione di immaginare che qui lo stiamo facendo.

Nel frattempo è iniziato il nuovo corso Figc.

Era il momento delle scelte e il presidente Malagò si è preso la responsabilità di individuare i profili, tutti ovviamente di grande spessore, e i ruoli, alcuni dei quali anche nuovi. Ne prendiamo atto e auspichiamo che siano le scelte giuste per riportare il sistema ai livelli che merita.

Immagino abbia seguito lo scontro dopo i mondiali sulla leadership FIFA.

C'è in atto a più livelli una polarizzazione e moltiplicazione degli eventi internazionali, per Nazionali e club, che rischia di essere un fattore destabilizzante per i campionati domestici, sia a livello di calendario che di risorse economiche. Più crescono e si sviluppano le competizioni internazionali e più ne soffriranno i campionati domestici. L'auspicio è che si tenga conto dell'importanza dei campionati nell'equilibrio complessivo del calcio mondiale.

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