La saga dei droni in montagna: l’appendice del turismo cafone senza regole né rispetto

Svolazzano ovunque. Disturbano escursionisti, fauna selvatica e operazioni di soccorso. Ogni tanto precipitano. Abbruscato, presidente Cai Veneto: «Pretendono di applicare alla montagna le stesse abitudini della pianura»

Sofia Pegoraro
Un drone in volo durante un intervento del soccorso alpino (immagine generata con l'intelligenza artificiale)

Alzi la mano chi ha un drone e lo ha usato per uno scatto “instagram friendly” sul lago di Sorapis. Bello, tanti cuoricini sui social sicuramente. Meglio prendere nota su dove ci troviamo. La gemma naturale a quasi 2000 metri di altitudine in provincia di Belluno è parte del parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Non un dettaglio: su quella porzione di terra il volo dei droni è vietato. Lo dicono anche i cartelli che si trovano sul posto, ma che molti ignorano.

L’aumento dei droni in montagna, luoghi complessi e dagli equilibri sempre più fragili, è un dato di fatto. C’è chi lo vede come l’ennesimo capitolo della saga “turisti cafoni”. Quale sia il motivo poi, poco importa.

Il lago del Sorapiss in una normale giornata estiva
Il lago del Sorapiss in una normale giornata estiva

Gli effetti della presenza eccessiva di questi strumenti in zone protette e parchi naturali sono chiari a tutti. Il ronzio disturba gli animali, anche in fasi critiche come la nidificazione. Il vento a volte inaspettato può far perdere il controllo del velivolo che poi viene abbandonato.

Usarli in zone a elevata presenza umana aggiunge il rischio di colpire qualcuno. C’è poi il lato soccorsi. Vigili del fuoco e volontari del soccorso alpino usano l’elicottero per raggiungere possibili alpinisti dispersi e feriti. La presenza di droni è un intralcio che rischia di costare vite umane.

Il problema non è nato oggi, e c’è chi ha preso la questione particolarmente a cuore. È il caso di Giorgio Poschiavin dalla Val di Fassa. Si è guadagnato il titolo di “Südtirol Alto Adige Ranger” per aver bloccato oltre cento droni che rischiavano di cadere nel lago di Carezza, in Trentino Alto Adige.

Poschiavin ha seguito un corso di formazione apposito e oltre a bloccare droni consiglia e accompagna i turisti. In quella zona si cercano soluzioni da tempo, come sottolinea Andreas Agreiter, vicedirettore dell'agenzia Demanio provinciale: «Negli ultimi anni si è verificato sempre più spesso un aumento della presenza di persone o agenzie di influencer e case di produzione cinematografiche sul lago, anche in primavera o di sera, per compiere riprese e pubblicare queste foto o questi video sui social media».

Un drone sorvola un lago (immagine generata con l'intelligenza artificiale)
Un drone sorvola un lago (immagine generata con l'intelligenza artificiale)

«Nel 2025 un drone bloccò un elicottero durante un’operazione di soccorso, nella zona del Sorapis», racconta Francesco Filippone, responsabile del servizio regionale droni per i vigili del fuoco. È vero, il cielo è di tutti. Ma le regole ci sono, come sottolinea Filippone: «La normativa regionale e internazionale dice chiaramente che l’utilizzo di questi apparecchi è regolamentato dall’obbligo di assicurazione, patentino e codice identificativo».

Nessuno vuole negare la possibilità di tornare dalle ferie con scorci mozzafiato custoditi sull’iphone. Dall’altra parte, però, c’è la necessità di tutelare alcuni tra i luoghi più visitati delle Dolomiti. Un compito che ormai nemmeno il Cai (Club alpino italiano) riesce a completare con successo.

Lo spiega Francesco Abbruscato, presidente Cai Veneto: «Non riusciamo a intercettare questo nuovo tipo di persone che frequentano la montagna senza averne una cultura. Ci vanno pretendendo di poter applicare alla montagna le stesse abitudini che hanno in pianura».

Abbruscato sembra ormai scoraggiato: «Il problema sta nel numero elevato di presenze, e molti turisti usano i droni. Sono un danno per l’ambiente e un pericolo, soprattutto in montagna dove si svolgono attività di soccorso in elicottero».

Le difficoltà in ambiente montano si moltiplicano, insieme agli incidenti. «Nella zona del rifugio Galassi sul Monte Antelao ho visto un drone finire su una teleferica», ricorda Abbruscato. «Chi lo pilotava non ha visto i cavi e ci è andato addosso. Il rischio era che cadesse in testa a una persona».

Un pilota di drone del Soccorso alpino
Un pilota di drone del Soccorso alpino

Il problema droni visto dal Cai pare ormai ingestibile. «Le aree etichettate come parco naturale vengono monitorate dagli enti preposti», sottolinea Abbruscato. «Al di fuori, questa attività viene portata avanti dai carabinieri forestali che non possono farcela da soli, il territorio è troppo vasto».

Sul tema è intervenuto anche Matteo Righetto, scrittore, profondo conoscitore delle terre alte e presidente della sezione Cai di Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno. «Non c’è un luogo in montagna in cui si possa stare in pace senza essere disturbati da droni, il prolungamento tecnologico dell’overturista». Per Righetto, il rischio non è solo quello di inquinare la tranquillità di alcune valli e sentieri: «È comprovato che possano interferire con la tecnologia degli elicotteri dei volontari del soccorso alpino, non è una questione di pace ed estetica, ma anche di sicurezza». Sui social poi arriva l’appello di Righetto: «Lasciate a casa i vostri droni».

 

Le regole da seguire

Se il velivolo ha un peso minore di 250 grammi alcune norme sono meno stringenti. Non serve superare l'esame Enac online per ottenere l'attestato di pilotaggio. Può guidarlo chiunque ed è consentito volare sopra a persone, purché non si tratti di un assembramento.

Tutte le altre regole non seguono sconti di peso e valgono per tutti.

Nelle aree naturali protette il sorvolo a bassa quota è di norma vietato per uso ricreativo. Lo stabilisce la legge quadro sulle aree protette (L. 394/91) proprio per tutelare la fauna selvatica.

In Veneto il divieto vale per il parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi e i parchi regionali come quello delle Dolomiti d'Ampezzo e dei Colli Euganei. Anche nella maggior parte delle riserve statali e regionali il volo non è consentito senza un'autorizzazione preventiva rilasciata dall'Ente Parco per motivi scientifici o di ricerca.

In Friuli-Venezia Giulia il divieto vige nel parco naturale delle Prealpi Giulie e nel parco naturale delle Dolomiti Friulane, oltre che nelle numerose riserve naturali regionali.

Il drone non può mai superare i 120 metri di altezza dal punto più vicino del terreno. In montagna questo aspetto richiede molta attenzione: la quota va calcolata seguendo l'andamento e il profilo del pendio sottostante, non dal punto di decollo o dall'altitudine rispetto al livello del mare. Ciò serve a evitare collisioni con l'aviazione generale o i velivoli di soccorso.

Il pilota deve mantenere il drone sempre visibile a occhio nudo. In montagna è facile perdere di vista il mezzo, uno sperone roccioso o dentro una gola: se il drone va oltre la linea visiva, il volo diventa illegale e molto rischioso per la perdita del segnale radio.

Per motivi di sicurezza è vietato volare vicino alle piazzole di atterraggio degli elicotteri nei rifugi o nelle valli.

Per qualsiasi dubbio l’obbligo di verifica su d-flight.it (la piattaforma ufficiale Enac) può aiutare. Lì ci sono tutte le informazioni per scoprire se la montagna in cui ti trovi è soggetta a zone rosse (divieto totale) o arancioni/gialle, dove va rispettato il limite di altezza.

In qualsiasi ambiente è obbligatorio essere registrati come operatori su d-flight, applicare il Qr Code sul drone e disporre di una copertura assicurativa Rc. Queste regole valgono per tutti i droni dotati di telecamera, compresi i micro-droni sotto i 250 grammi.

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