Tumore al seno, all’Istituto Oncologico Veneto la chirurgia è conservativa: interventi radicali ma meno impattanti

Nelle sedi di Padova e Castelfranco operano le équipe dei primari Marchet e Mora: «La forza è la sinergia fra competenze»

Elena Livieri
Intervento di chirurgia senologica all’Istituto Oncologico Veneto Irccs

Tra il 2024 e il 2025 l’Istituto Oncologico Veneto Irccs ha effettuato nelle due sedi di Padova e Castelfranco 1.800 ricoveri per interventi chirurgici per patologia oncologica mammaria: numeri che confermano l’elevata esperienza e specializzazione nel trattamento di questa neoplasia.

Nel 2024 lo Iov si è collocato all’ottavo posto a livello nazionale per numerosità di ricoveri per chirurgia del tumore della mammella e al primo posto in Veneto, rafforzando il ruolo di centro di riferimento regionale.

L’attività chirurgica senologica viene svolta sia nell’ospedale Busonera di Padova - nell’Unità di Chirurgia senologica 1 diretta dal dottor Alberto Marchet, sia nell’ospedale San Giacomo di Castelfranco Veneto, nell’Unità di Chirurgia senologica 2 diretta dal dottor Gianfranco Mora. Le due Unità sono integrate fra loro e i professionisti lavorano in sinergia al fine di garantire uno standard uniforme alle pazienti e un servizio omogeneo sui territori di riferimento.

Trattamenti meno impattanti

«Sul fronte dell’attività chirurgica senologica la spinta innovativa punta a ottenere gli stessi risultati con trattamenti che siano però meno aggressivi e impattanti» spiegano i due direttori delle Unità chirurgiche, «un percorso in questo senso è rappresentato dalla possibilità di limitare l’asportazione dei linfonodi quando - pur positivi al momento della diagnosi - si siano poi negativizzati. Un secondo aspetto su cui poniamo massima attenzione è l’intervento di tipo conservativo, operando su due quadranti anziché con la “classica” mastectomia: in questo caso si utilizzano lembi della parete toracica in modo da effettuare interventi conservativi che consentano di ripristinare il volume mammario. Il risultato che si ottiene è di cicatrici molto periferiche che mantengono di fatto inalterato l’aspetto della mammella, garantendo un risultato estetico ottimale».

Le cicatrici psicologiche

È d’obbligo sottolineare come l’intervento chirurgico per il tumore al seno lasci non solo cicatrici fisiche sulla donna, ma anche psicologiche. Gli interventi conservativi tengono insieme le due esigenze: garantire da un lato la massima efficacia dell’operazione e il minimo impatto psicologico sulla paziente.

«In questo senso va anche l’impegno per ricostruire il seno subito dopo la demolizione, nei casi in cui questa sia necessaria» sottolineano i chirurghi, «utilizzando le protesi, che vengono inserite nella medesima seduta operatoria. Allo stesso modo la chirurgia si è affinata per evitare l’asportazione del capezzolo grazie a innovative tecniche nella diagnosi preoperatoria».

La strada segnata è quella verso una chirurgia “scarless”, ovvero senza cicatrici: la tecnica è quella della mastectomia endoscopica che consente di intervenire praticando una incisione minima laterale mantenendo inalterato il cono mammario.

La sinergia fra le Chirurgie di Padova e Castelfranco si riversa come valore aggiunto sul territorio, oltre che favorire lo scambio di competenze e un acceleratore alla ricerca. Non a caso lo Iov è promotore di uno studio (Manola, ndr)che coinvolge altri centri nazionali e internazionali indirizzato a identificare le migliori tecniche di individuazione di lesioni non palpabili.

L’Unità di Chirurgia senologica dello Iov è accreditata con la Breast Surgical Oncology Certification per il training a giovani chirurghi a livello europeo.

La sede padovana dello Iov nell’ospedale Busonera di via Gattamelata
MILANESI - IOV ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO
MILANESI - IOV ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO

Il rapporto con il territorio

«Il rapporto con il territorio è fondamentale per avvicinare la popolazione affinché l’eventuale percorso per affrontare la patologia sia più consapevole e facilitato» sottolineano Marchet e Mora, «per questo vengono promossi diversi incontri. La sinergia fra le due Chirurgie garantisce percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali omogenei grazie a un confronto sistematico fra professionisti, con la prospettiva di integrarci sempre di più per coinvolgere i due territori in modo sempre più capillare». 

Il modello della Breast Unit ottimizza il percorso di cura

Prossimità, qualità e completezza: è questo il paradigma su cui l’Istituto Oncologico Veneto Irccs ha costruito la Breast Unit. Centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura delle patologie oncologiche, lo Iov riveste un ruolo strategico nella gestione integrata delle neoplasie, in particolare di quelle della mammella.

Grazie a una consolidata esperienza, a professionalità altamente qualificate e dotazioni tecnologiche avanzate, l’Istituto costituisce un nodo essenziale della rete oncologica regionale e svolge, per il tumore della mammella, funzioni di coordinamento clinico regionale in ambiti strategici quali lo studio della genomica dei tumori ereditari.

Nel contesto della Breast Unit, il percorso assistenziale dedicato alle pazienti con sospetto o diagnosi di carcinoma mammario è strutturato per garantire prossimità delle cure, qualità clinico-assistenziale e completezza della presa in carico, secondo il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) regionale, accompagnando la persona in tutte le fasi della malattia.

La Breast Unit

La Breast Unit è un modello organizzativo basato su un approccio multidisciplinare orientato alla centralità della persona, alla tempestività degli interventi e alla piena integrazione tra le diverse competenze professionali.

La Breast Unit dell’Istituto Oncologico Veneto Irccs, coordinata dalla dottoressa Francesca Caumo, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e radioterapia della Radiologia Senologica, ha l’obiettivo di garantire un percorso assistenziale dedicato e multidisciplinare capace di assicurare elevati standard di qualità clinica, assistenziale e gestionale.

L’efficacia del modello si fonda sulla presenza di una équipe multidisciplinare stabile, dedicata e altamente specializzata, in gradi di garantire un approccio integrato e personalizzato. Le pazienti vengono prese in carico sia nell’ospedale Busonera di Padova sia nell’ospedale San Giacomo di Castelfranco Veneto: l’organizzazione su due sedi consente di coniugare la vicinanza al territorio con un modello unitario integrato, uniformità di approccio e continuità assistenziale.

La sede Iov di Castelfranco
Borin Castelfranco ospedale reparto IOV istituto oncologico veneto

Multidisciplinarietà

Il Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM) è il luogo di sintesi clinica e decisionale in cui vengono condivise diagnosi, stadiazione, valutazione pre e post operatoria e definizione del piano terapeutico personalizzato.

Il GOM è coordinato dalla professoressa Valentina Guarneri, Ordinario di Oncologia medica dell’Università di Padova e direttore dell’Unità complessa Oncologia 2 dello Iov. Fulcro della presa in carico delle pazienti sono le Chirurgie senologiche di Padova e Castelfranco.

Diagnosi e trattamento

La fase diagnostica si avvale di servizi dedicati di radiologia senologica, medicina nucleare per la ricerca del linfonodo sentinella e anatomia patologica.

Per rafforzare l’integrazione fra le due sedi, è attiva una équipe di radiologia senologica itinerante operativa a Padova e a Castelfranco.

Il percorso prosegue con il trattamento chirurgico integrato con la chirurgia ricostruttiva. Le terapie oncologiche mediche e radioterapiche sono erogate nelle diversi sedi dello Iov assicurando l’accesso a trattamenti standard e innovativi anche in regime di day hospital con articolare attenzione alla qualità di vita. 

Screening dai 45 anni per la diagnosi precoce

Veneto Irccs, e in particolare l’Unità di Radiologia senologica e oncologica diretta dalla dottoressa Francesca Caumo, ha condotto negli ultimi anni il progetto promosso dalla Regione Veneto sullo “Screening Giovani Donne” che ha abbassato l’età dello screening mammografico a 45 anni.

E dopo l’esito del lavoro, la stessa Regione ha deciso di abbassare in via definitiva l’età dello screening, passando dai 50 ai 45 anni.

Durante la fase sperimentale del progetto allo Iov sono state prese in carico 10.270 donne a partire dai 45 anni sulle quali sono stati rilevati 59 cancri della mammella, pari al 5,7%.

Si tratta della stessa percentuale che viene rilevata nella fascia di donne di età compresa fra i 50 e i 55 anni. L’esito della sperimentazione dello Screening precoce ha quindi consolidato la necessità di abbassare l’età dell’esame.

Molti dei cancri trovati grazie allo screening precoce si son rivelati ad alto grado di malignità e diversi sono stati i tumori infiltranti. La diagnosi precoce garantisce a queste giovani donne una presa in carico tempestiva, con trattamenti - chirurgici o chemio/radioterapici - meno invasivi e aggressivi con migliore possibilità di cura e guarigione.

Visti gli esiti del progetto pilota condotto dallo Iov, dal 2025 la Regione Veneto ha abbassato l’età dello screening della mammella, comprendendo tutte le donne dai 45 ai 74 anni. —

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