Parla Vannacci: «Sì al dialogo con Meloni, ma queste sono le mie condizioni»

Il leader di Futuro Nazionale: no ai ricongiungimenti familiari. Giustizia, premierato e autonomia regionale sono tre riforme fallite. «Agli industriali dico: fate lavorare prima gli italiani, ma con salari adeguati». Il ballottaggio: «Favorirebbe noi: senza lo spauracchio di un’eventuale vittoria della sinistra, al primo turno molti ci voterebbero»

Carlo BertiniCarlo Bertini

«Allearsi con Meloni? Noi siamo pronti a dialogare, sono i partiti di centrodestra a dire che siamo incompatibili». Ma che ne pensa del ballottaggio che vogliono introdurre nella legge elettorale? «Favorirebbe Futuro Nazionale al primo turno». E al secondo turno inviterebbe i suoi elettori a votare per il centrodestra? «È una cosa da valutare, ma non svenderei di certo i miei principi».

Roberto Vannacci è a Bruxelles, venerdì sarà a Cernobbio al forum degli industriali a dimostrazione di quanto le classi di potere lo tengano ormai in considerazione. Ma lo sguardo del leader di Futuro nazionale è rivolto a Roma, dove si fanno e disfanno le nuove regole del gioco, influenzate dall’impennata del suo partito nelle intenzioni di voto.

Il generale fa mostra di non essere sorpreso dai sondaggi che lo danno quarto tra i partiti italiani e secondo tra quelli del centrodestra, «perché molte persone si stanno accorgendo che quella di questo governo non è una politica di destra e che Futuro nazionale si batte per un ritorno ai propositi iniziali di questo governo: che sul green deal ad esempio non ha fatto nulla».

Il 4 settembre la premier festeggia il record di longevità, cosa lascia in dote il suo governo fra le cose che lei apprezza?

«Poco purtroppo. Le tre grandi riforme che si era riproposto di fare sono fallite, giustizia, premierato e autonomia regionale. Questo governo diceva di fare una cosa e ne ha fatta un’altra. E anche su immigrazione e sicurezza non si può certo cantare vittoria».

Non le è piaciuta neanche la chiusura delle frontiere con la Spagna?

«Ma fa parte delle azioni ordinarie previste dai trattati! Io avrei fatto di più: avrei sigillato le frontiere italiane da tanti immigrati che continuano a entrare illegalmente, controllandole utilizzando anche l’esercito. Nel controllo delle frontiere terrestri possiamo sfruttare peculiarità uniche delle forze armate, droni e intelligence, per contrastare questi fenomeni».

Ma Confindustria in Veneto e Friuli Venezia Giulia spinge per formare stranieri nei loro paesi e portarli poi in fabbrica. Sbagliano gli industriali a proporre questa ricetta?

«Non è sbagliata in principio, ma bisogna invertire il paradigma: facciamo lavorare gli italiani, che sono contenti di farlo per un salario e condizioni adeguate. Uno dei motivi per cui preferiscono non lavorare è che con l’immigrazione di massa si è formato quello che Marx definiva “l’esercito di riserva del padrone”: una massa di disperati disposti a svolgere lavori per un salario più basso e rinunciando ai diritti del lavoro. Se non ci fosse questo esercito, le imprese e gli industriali avrebbero alzato i salari. Il secondo motivo è uno stato troppo assistenzialista».

In che senso?

«Noi abbiamo dei sussidi che disincentivano le persone ad andare a lavorare: la Naspi aveva un senso quando era stato inventata da Renzi dopo il jobs act, ma oggi moltiplica le persone che preferiscono essere sussidiate e lavorare sei mesi, guadagnando come se ne lavorassero dodici. Quelli che chiedono impieghi a tempo determinato che non interrompono la Naspi ma la congelano. Va riformata e vanno inaspriti i controlli. Che ci sia poi la possibilità di far venire gli stranieri va bene ma a delle condizioni».

Quali?

«Che vengano seguiti quando entrano in Italia e alla condizione che non esista il ricongiungimento familiare, che vengano inaspriti i requisiti per avere la cittadinanza. Devono essere presenze temporanee».

Ha visto che la comunità bengalese minaccia uno sciopero a Mestre se il sindaco non farà costruire la grande moschea? Che ne pensa?

«Penso che sia l’assurdità di un permissivismo a cui siamo arrivati dopo aver incentivato per decenni l’immigrazione di massa: queste persone pensano di poter ricattare la politica e le amministrazioni locali. Se la comunità bengalese non è contenta possono tornare in Bangladesh dove hanno tutte le moschee che vogliono. Pensavano di averla vinta facile ma si sono scordati di Venezia e di Lepanto».

Senta, a giorni andrà in aula in Senato la nuova legge elettorale e il dibattito ruota sulla grande crescita di Futuro nazionale: che ne pensa di questa ipotesi di istituire un ballottaggio?

«Sul piano generale, una legge elettorale dovrebbe essere fatta per garantire maggiore stabilità al paese e una migliore governabilità, non per emarginare una forza politica nascente e democratica. Chi ha il potere pensa alla sua poltrona e non al bene dei cittadini».

Non crede che al primo turno lei farebbe il pieno di voti?

«Secondo me il ballottaggio favorirebbe Futuro nazionale: senza lo spauracchio di un’eventuale vittoria della sinistra, molti italiani sarebbero invogliati a votarci al primo turno».

Ma lei sarebbe disposto a fare un accordo con il centrodestra?

«Noi siamo disposti a dialogare con chiunque accetti le nostre linee rosse e i nostri principi. Non sono disposto a trattare sulle nostre linee rosse come il green deal, l’energia, l’Ucraina, il riarmo, l’immigrazione, la cittadinanza, la sicurezza, la famiglia, la sovranità su cui loro hanno le stesse posizioni del Pd. Chi erige muri e parla di incompatibilità, non siamo noi, ma i partiti di centrodestra che continuano a dire che Vannacci si è messo fuori».

A un eventuale secondo turno elettorale, pur in assenza di un’alleanza organica lei farebbe una dichiarazione di voto per il centrodestra?

«Lo valuteremo quando verrà approvata questa legge. Loro invocano il voto utile, ma a chi? Se questa alleanza di centrodestra ha fatto una politica di sinistra che agli italiani non piace, l’unico voto utile è quello a Futuro nazionale, perché senza una svolta il paese continuerà a portare avanti l’agenda Draghi che favorisce le multinazionali e la finanza internazionale e una politica di sinistra».

L’arrivo sulla scena di Futuro nazionale secondo lei rende superflua una Lega sovranista e nazionalista?

«Mi domando cosa sia rimasto di sovranista nella Lega, mi risulta stiano prendendo il sopravvento correnti che di sovranismo non hanno nulla, come quella di Zaia, Romeo, Molinari, Fontana. La questione settentrionale esiste, ma va affrontata con un approccio nazionale, senza pensare di far crescere isole separatiste all’interno di una nazione».

 

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