Il Salone del Mobile: crede nella corsa ai nuovi mercati. Il Golfo? «Si riprenderà»
Al taglio del nastro il ministro Tajani ha confermato l’appuntamento della fiera in Arabia Saudita. Nutrita la presenza a Rho delle imprese nordestine: 36 dal Friuli Venezia Giulia, 108 dal Veneto. A Milano raccontano strategie e prospettive

L’ipotesi che la tensione internazionale potesse affossare l’affluenza al Salone del Mobile di Milano si è sciolta come neve al sole ieri mattina, all’apertura dei cancelli. Alla fiera di Rho si è registrata una folla del tutto inaspettata per dimensioni: buyer, giornalisti e appassionati di design arrivati a Milano da tutto il mondo, area del Golfo compresa.
Un segnale chiaro della forza del mobile italiano, che le guerre e le tensioni commerciali non sono riuscite a scalfire e che anzi, dal Salone punta ad aprire nuovi mercati e consolidarne altri. Rotte meno battute, ma promettenti, a partire dal Golfo.
«Un’area dove le aziende stavano iniziando a raccogliere i frutti dopo anni di semina – ha detto ieri il presidente di Federlegno Arredo, Claudio Feltrin –. Ma non parliamo al passato, diciamo che c’è un momento di sospensione, una volta finito riprenderanno».
Auspicio tutt’altro che campato in aria, considerato che ieri, tagliando il nastro della 64esima edizione del Salone, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato la conferma del prossimo Salone del Mobile in Arabia Saudita.

«Ho parlato stamattina con il nostro ambasciatore a Riad» ha detto Tajani: «Sarà possibile realizzare il Salone del Mobile in Arabia Saudita: pienamente, senza ostacoli, con la garanzia della massima sicurezza. Il governo è fortemente impegnato a sostenere questa grande iniziativa che collegherà l’Italia, l’Arabia Saudita, ma più in generale tutta l’area del Golfo, l’Asia e l’Africa». Continente quest’ultimo, valorizzato in proiezione anche dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni, arrivata ieri a Milano poco dopo Tajani e appena prima del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, a dimostrazione dell’attenzione riservata dal governo alla filiera del legno arredo «che vale – ha esordito Meloni – oltre 5 miliardi di fatturato, il 2,3% del Pil, 300 mila addetti e un export in crescita».

Il settore guarda sempre più a nuove geografie: Australia, Mercosur, India e Africa. «Ieri abbiamo incontrato il presidente del Kenya evidenziando come in questi Paesi ci sia una crescita dell’attenzione per i prodotti del made in Italy, compresi quelli della filiera legno arredo» ha detto Meloni, sottolineando come le esportazioni verso l’Africa siano cresciute del 13%.
Lo sguardo ai nuovi mercati si accompagna a una rinnovata attenzione per innovazione, design e ampliamento di gamma. Strategie perseguite dalla nutrita pattuglia delle imprese partite dal quadrante orientale del Paese per Milano: 36 dal Friuli Venezia Giulia, 108 dal Veneto: aziende che puntano sempre più a soluzioni complete, capaci di coprire sia il retail, in rallentamento dopo il post Covid, sia il contract, segmento in forte crescita e sempre più strategico.
Gervasoni
Al Salone del Mobile, Michele Gervasoni, amministratore delegato dell’omonima azienda di Pavia di Udine, rilancia sulla continuità progettuale e sull’identità del marchio. Tra le principali novità spicca il ritorno della collaborazione con Roberto Lazzaroni, già direttore creativo dell’azienda fino alla metà degli anni Novanta: «Dopo una ventina d’anni abbiamo deciso di riaprire una nuova collaborazione». Il risultato è una collezione completa – divani fissi e componibili, tavoli, sedute – che mantiene i tratti distintivi della casa friulana: «Forme abbastanza soffici, sempre sfoderabili”, con un uso marcato del legno naturale, ma “con una linea un po’ più design, più elegante».

Accanto agli imbottiti, Gervasoni presenta una linea di contenitori caratterizzata da una finitura cementizia in resina, disponibile in cinque colori, con superficie graffiata: una proposta che si colloca «fuori dal tradizionale», coerente con la ricerca aziendale. Non manca il richiamo alle radici, con la riedizione di una poltroncina intrecciata disegnata da Vico Magistretti negli anni Sessanta, realizzata in manau naturale: «L’abbiamo lasciata esattamente come nacque».
Con un’offerta che copre quasi tutta la casa – dai letti agli imbottiti fino ai complementi – Gervasoni punta su un’idea di total look più che sul singolo prodotto. Un approccio che funziona sia nel retail sia nel contract, che oggi vale circa il 30% del business e spazia dall’hospitality al navale.
Sul fronte dei mercati, l’export raggiunge il 75%, con Europa e Stati Uniti in testa, ma con una presenza diffusa anche in Asia e Sud America. I dazi americani? «Più un disturbo psicologico che un problema reale». Più preoccupante, invece, l’instabilità geopolitica: «Crea ulteriore incertezza, soprattutto sul fronte energetico».
Il 2025 si è chiuso «leggermente in calo» rispetto a un 2024 ancora trainato dal post-Covid, con una flessione legata soprattutto al comparto navale. Ma la strategia resta chiara: diversificazione e coerenza stilistica per affrontare un mercato sempre più complesso.
Potocco
Fedeltà al Salone del Mobile e visione di lungo periodo. La manzanese Potocco si presenta anche quest’anno a Milano, senza interruzioni dal 1961, confermando un legame strutturale con la manifestazione di cui è socia fondatrice. “Non abbiamo mai saltato un’edizione”, sottolinea la vicepresidente Marianna Potocco, evidenziando una scelta che va oltre la semplice presenza fieristica: un investimento continuo in visibilità e posizionamento.

Lo stand, ancora più ampio rispetto allo scorso anno e collocato in una posizione più strategica, riflette questa ambizione. «Avevamo bisogno di più spazio per mostrare i nostri prodotti», spiega Potocco. In esposizione, come da tradizione, le collezioni indoor e outdoor, ma con un’importante novità che segna un’evoluzione per l’azienda di Manzano.
Potocco entra infatti nel segmento dei i letti, presentando il suo primo prodotto, un letto imbottito, e ampliando così la propria offerta oltre il mondo delle sedute, dei tavoli, delle poltrone e dei complementi.
La scelta di investire ulteriormente sul Salone – sia in termini di spazio sia di posizionamento – è anche un segnale di fiducia in un momento di mercato complesso. Per Potocco, «Milano resta una piattaforma imprescindibile per intercettare buyer e progettisti internazionali e per consolidare relazioni costruite in decenni di presenza».
In un contesto in cui molte aziende rivedono le proprie strategie espositive, la continuità diventa quindi un elemento distintivo. E Potocco la rivendica come parte integrante del proprio DNA: un equilibrio tra tradizione e capacità di evolvere, oggi rappresentato dall’ingresso in nuove categorie prodotto senza perdere coerenza stilistica.
Lago
Al Salone del Mobile, Daniele Lago, presidente dell’azienda di Villa del Conte, nel padovano, il cui marchio è diventato un’icona nel mondo dell’arredamento di design, conferma una strategia fatta di coerenza e progressiva estensione dell’offerta. «Stiamo facendo un percorso coerente con gli ultimi anni», spiega l’imprenditore, puntando su un ampliamento di gamma che tocca diversi ambiti dell’abitare.

Tra le principali novità c’è il debutto nell’outdoor, «una collezione completa che prima non c’era», e l’evoluzione di prodotti di successo come la sedia Mezz’Aria, oggi declinata in nuove varianti tra poltroncine e sedute lounge.
L’innovazione passa anche dai dettagli progettuali. È il caso del nuovo armadio con “anta sbagliata”, lasciata volutamente semiaperta per creare una maniglia integrata e ospitare un sistema led: una soluzione che unisce impatto estetico e accessibilità di prezzo, già accolta con «feedback molto positivi». Sul fronte cucina, debutta “Forme”, un sistema basato su volumi spezzati che rafforza la presenza del brand in un segmento sempre più centrale.
Non manca l’aggiornamento dei prodotti iconici, come il sistema modulare 36.8, ripensato nella versione “cinema” per rispondere all’evoluzione tecnologica: oggi integra audio e funzionalità multimediali direttamente nei mobili, trasformando la parete tv in un’esperienza immersiva ma completamente nascosta.
Con una gamma ormai quasi completa – dal living al bagno, passando per cucina e outdoor – Lago guarda ora alla crescita internazionale. «L’export vale circa il 30%, ma l’obiettivo è aumentarlo, anche grazie a una nuova organizzazione commerciale con manager dedicati alle Americhe e all’Asia. È un anno di raccolta dopo aver seminato molto» osserva Lago.
Il contract, attivo da 6-7 anni, pesa oggi tra il 10 e il 15% del fatturato (circa 6 milioni su un totale intorno ai 55) ed è destinato a crescere, grazie alla capacità di combinare collezione e custom. Il 2025 si è chiuso positivamente, pur senza le crescite del post-Covid: «Stiamo assestando il tiro». In uno scenario globale incerto, l’orizzonte resta di lungo periodo: «Non possiamo pensare a sei o dodici mesi, bisogna procedere guardando avanti» conclude Lago.
Euromobil
Il gruppo Euromobil si presenta al Salone del Mobile con una struttura ormai consolidata che integra tre realtà storiche del territorio trevigiano: Euromobil, Zalf e Desiree. «Siamo quattro fratelli alla guida dell’azienda», racconta Gaspare Lucchetta, amministratore delegato, sottolineando una gestione familiare che ha accompagnato la crescita del gruppo nel tempo. «Abbiamo l’arredo completo, ci manca solo il bagno», aggiunge sintetizzando un percorso di progressiva integrazione industriale.

La presenza in fiera è importante anche dal punto di vista espositivo: uno stand grande, realizzato in tempi strettissimi dopo l’assegnazione degli spazi arrivata a ridosso di Natale. «In tre mesi abbiamo fatto tutto», spiega Lucchetta, rivendicando il risultato finale come segnale di solidità organizzativa.
Sul fronte commerciale, il gruppo registra circa il 50% di export e una presenza significativa nei mercati internazionali, con Europa, America e Asia tra le aree principali. Senza sbilanciarsi sui singoli Paesi, l’amministratore conferma una rete ampia e diversificata. Il contract ha un peso rilevante e si affianca al residenziale in una logica di equilibrio tra canali.
Il 2025 si è chiuso sostanzialmente in linea con l’anno precedente – circa 70 milioni di ricavi aggregati -, mentre le previsioni per l’anno in corso indicano un possibile incremento intorno al 15%. «Stiamo investendo in tecnologia, ricerca e sviluppo e comunicazione», spiega Lucchetta, evidenziando una strategia di consolidamento.
Il Salone resta anche un laboratorio progettuale. Alcune cucine presentate in fiera, infatti, vengono testate direttamente sul mercato: «Decidiamo dopo il feedback dei buyer se metterle in produzione», una dinamica che rende la fiera un vero banco di prova industriale.
Sul fronte internazionale interviene anche il nipote Luigi Lucchetta, product manager di Desiree, che sintetizza così la strategia del gruppo: «Non ci sono mercati in difficoltà, ma mercati in espansione». E con una battuta chiude il quadro: «Oggi non si guarda più solo dove si è sempre andati, ma dove il mondo sta andando».
Fantoni
Per Paolo Fantoni, presidente dell’omonimo gruppo di Osoppo attivo nella produzione di pannelli e di mobili per ufficio, il Salone del Mobile resta soprattutto un indicatore di tenuta del sistema industriale italiano. «Questa edizione rappresenta uno spartiacque strategico», osserva, perché impone alle aziende un salto di qualità: meno numeri e più progettazione. «La logica quantitativa oggi è poco rappresentativa del successo», spiega, sottolineando come la competizione internazionale stia spingendo il settore verso un’evoluzione centrata su design e contenuto.

Nel suo intervento emerge però soprattutto la lettura di un contesto globale sempre più instabile. Fantoni parla apertamente di “uno stormo di cigni neri”, una successione di shock geopolitici ed economici che rende imprevedibile ogni scenario: guerre, energia, materie prime e regolazioni europee. In questo quadro, il ruolo delle istituzioni appare debole: «L’Europa continua a non voler capire che deve governare economia e relazioni», afferma, criticando quella che definisce una persistente assenza di guida strategica.
Il tema più concreto riguarda però le materie prime, in particolare l’urea e i prodotti chimici legati alla filiera industriale. Fantoni descrive un mercato in forte tensione: «Il prezzo dell’urea in particolare è schizzato di mese in mese”, con incrementi continui legati a squilibri globali e dinamiche speculative. La situazione coinvolge anche metanolo e melamina, con effetti che ricordano le turbolenze del periodo Covid.
Accanto ai costi, pesa anche l’incertezza energetica e logistica, amplificata dai conflitti internazionali. Il risultato è un sistema in cui «non è chiaro cosa succede da un giorno all’altro», con impatti diretti su produzione e distribuzione.
Sul piano industriale, Fantoni sottolinea la necessità di flessibilità e adattamento: la risposta non può essere più solo efficienza, ma capacità di reazione rapida. In questo, l’Italia conserva un vantaggio competitivo: «La classe imprenditoriale italiana ha più fantasia rispetto ai Paesi centroeuropei», osserva, evidenziando una maggiore propensione alla discontinuità rispetto a modelli industriali più rigidi.
Una lettura che restituisce il ritratto di un settore sotto pressione, ma ancora capace di adattarsi a scenari globali in continua trasformazione.
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