Mostra del Cinema con verdetto inaspettato: vince “Woman Unknown”
Il film danese porta a casa anche la Coppa Volpi con Mathilde Arcel. A «Naza» solo il Premio speciale della giuria. John Malkovich miglior attore, Italia a mani vuote

“Woman Unknown” della regista danese di origini egiziane May El-Toukhy vince il Leone d’oro della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Anzi, è un doppio successo perché la protagonista del film, Mathilde Arcel conquista anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.
Una doppietta non consentita dal regolamento se non in via eccezionale, con il parere del Direttore della Mostra e all’unanimità.
Un verdetto inaspettato

La giuria guidata da Maggie Gyllenhaal, alla testimonianza politica di “Naza” (dato come vincitore alla vigilia della cerimonia di chiusura: il documentario, che racconta l’algoritmica e cinica strategia di distruzione di massa a Gaza, si deve accontare del Premio Speciale della Giuria) ha preferito il rigore e l’austerità di un racconto ambientato in Danimarca all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.
Il Leone d’argento, Gran Premio Speciale della Giuria va a “Possible Love” del regista sudcoreano Lee Chang-dong che, ispirandosi al Decalogo di Kieślowski, firma, in realtà, un’opera più politica di quanto appaia a un primo sguardo. L’impossibilità della convivenza tra classi sociali diverse e una economia aggressiva che chiude le fabbriche e annienta, anche fisicamente, il proletariato.
Politica è anche la scelta di attribuire il Leone d’argento alla regia al dissidente russo Ilya Khrzhanovsky. Il suo “DAU” è un film debordante e monumentale che inchioda il pensiero sovietico, altro che strumento di propaganda russa. Una sorta di controcanto estetico di “Naza”. Cinema deflagrante, sperimentale e abbacinante che denuncia la violenza storica della Russia (la coercizione delle idee e della libertà, l’asservimento della scienza all’apparato militare, il saccheggio sistematico delle terre, oggi ucraine, che Putin ha aggredito di nuovo).

Premio ineccepibile come la Coppa Volpi consegnata a John Malkovich per il miglior attore nel film di Martin McDonagh, “Wilde Horse Nine”, uno dei più amati da pubblico e critica. “Un Bon Petit Soldat” di Stéphan Brizé conquista il riconoscimento per la miglior sceneggiatura: un’altra attualissima riflessione sul rapporto tra l’individuo e le strutture economiche che ne condizionano l’esistenza; una incalzante esplorazione dei concetti di competitività, asservimento e cinismo del sistema che trasforma le persone, ne distorce i comportamenti, ne incrina la morale.
La miglior attrice emergente è, infine, Malou Khebizi, punta di diamante del corale “15/18” di Cédric Kahn, sul disagio psichico adolescenziale.
L'Italia torna a casa mani vuote

Assente a Berlino e a Cannes, il nostro cinema era arrivato in laguna con una pattuglia di 5 film. Risultato: zero riconoscimenti. Forse perché non guarda mai davvero in faccia la realtà per chiudersi negli interni di un appartamento o di una cucina. Una parziale consolazione arriva da “I figli della scimmia” premiato, nella sezione Orizzonti, per l’interpretazione di Riccardo Scamarcio e la sceneggiatura scritta dal regista Tommaso Landucci insieme a Damiano Femfert.
Si chiude, così, una edizione di buon livello che era cominciata con le polemiche per la scarsa presenza di registe in Concorso. Ora quella “Donna sconosciuta” alza al cielo il Leone d’oro.
Commenti e reazioni

Film in concorso. Leone d’oro alla regista May el-Toukhy per Woman Unknown: «Fare un film è un processo collaborativo, grazie a tutti per aver lavorato a questa storia. Per me riguarda il corpo femminile come campo di battaglia, si parla di donne invisibili e inascoltate. Grazie alla giuria per questo onore e per te Maggie che hai acceso una luce per opportunità uguali per le donne nell’industria cinematografica. Dedico il film a mia figlia adolescente, lascia il tuo cellulare guarda in alto a usa la tua voce per parlare di chi è stato abbandonato e silenziato».

E la Coppa volpi al femminile è andata alla protagonista del film Leone d’Oro Mathilde Arcel: «Davvero non me lo aspettavo. Lo appoggio un attimo… suona anche!», dice commossa, «è la mia prima volta da protagonista, mi sento fortunata a vincere qui a Venezia. Mi darei un pizzicotto ma se è un sogno davvero non voglio svegliarmi. Grazie May (la regista, ndr) per avermi reso parte di questo progetto, anche se sono ancora giovane. Hai messo tutta te stessa per dar vita a questa storia rifiutando compromessi».
Leone d’argento gran premio della giuria a Possible Love di Lee Chang-Dong: «Prendo questo premio come una motivazione a non smettere di fare domande».
Il Leone d’argento alla regia al dissidente russo Ilya Khrzhanovsky per DAU. «Non tutti credevano che avrei finito questo film, grazie per avermi permesso di mostrarlo qui per la prima volta al pubblico. Voglio dedicare questo premio agli ucraini che combattono questa terribile guerra per la pace e la vittoria (applausi in sala, ndr)», ha detto, «mia madre è nata in Ucraina, è sempre nell’ombra. Ora i miei genitori sono qui».

Pubblico in piedi per il Premio speciale della Giuria a Naza: «C’è chi sta attaccando e negando i contenuti di questo film, ma la realtà è che in questi 10 giorni di festival 6 bambini sono stati uccisi a Gaza. Voglio essere molto chiaro, questa verità si conosce dal primo giorno grazie ai giornalisti palestinesi, le loro voci sono stati silenziate. È importante per noi che il nostro paese, Israele, guardi questo film. Grazie a Rachel, al Guardian», ha detto Yuval Abraham.
Ovazioni per la Coppa Volpi al maschile a John Malkovich, come migliore attore in “Wild Horse Nine”, che ha ringraziato in videomessaggio: «Grazie per avermi concesso questo onore, e McDonagh per aver scritto questa sceneggiatura. Mi spiace non essere qui, ma sto girando a Montreal».
Il Miglior premio alla sceneggiatura a Stéphan Brizé con “Un Bon Petit Soldat”: «So dove voglio andare ma non sapere qual è il luogo in cui sto andando», riflette tra i ringraziamenti, «divina Alba Rohrwacher che ha la luce dentro di sé, è stata un’emozione grandissima averla con me ogni giorno sul set».
Il Premio Marcello Mastroianni è andato alla giovane attrice emergente, Malou Khebizi in 15/18 (A place to heal): «Questo film è molto vicino al mio cuore, parla della mia generazione e ci insegna che stare in gruppo è più importante dell’individualismo. Grazie mille».
Orizzonti
Gli italiani si consolano con la migliore sceneggiatura di Orizzonti per “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci e Damiano Femfert. E con il premio per la miglior interpretazione maschile di Orizzonti va a Riccardo Scamarcio, sempre per il film I figli della scimmia. «Sono davvero emozionato, ringrazio tutti», ha detto Riccardo Scamarcio, «e questo ragazzo formidabile che è Tommaso Landucci, per un copione bellissimo e film incredibile, tutta la troupe e gli autori. Poi voglio dedicare questo premio a tutti i papà del mondo, anche al mio, anche a mia mamma. E lo condivido con un giovane attore, Andrea Aggio, mio figlio nel film: abbiamo vinto!».
Buttafuoco: «La Biennale non si sottrae al dovere della libertà»

Dopo i ringraziamenti dovuti, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco non si sottrae a un lungo saluto. «Vorrei citare l’incipit di una rivista internazionale, “Venezia vivrà ancora per tutti gli applausi”. E non c’è dubbio perchè questa è stata un’edizione speciale, che ha incontrato il favore evidente verso un gran numero di opere in tutte le sezioni, e anche rispetto edizione scorso anno, anche questa con segno +. Testimonia come la mostra se punta alla qualità e non alle scorciatoie, è il luogo dove si sviluppano le passioni e le energie che durano nel tempo».
E aggiunge: «Estrapolo un’altra frase: “Una mostra non può essere una parentesi, mentre fuori la storia accade”. Lo scrive su Instagram Giordana Campo. E io lo ripeto: questa mostra non lo sarà mai, perché la storia accade. E la Biennale di Venezia, va ricordato a chi forse non vuole ascoltare, non si sottrae al dovere della libertà del confronto e dello spirito critico».
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