
Omicidio di Mira, come ha fatto il complice del vigile a scappare? La mappa con le tre ipotesi di fuga a Gorizia
Francesco FainChi ha aiutato Riccardo Salvagno ad uccidere Sergiu Tarna, barman di 25 anni ucciso nel Veneziano, ha attraversato il centro del capoluogo isontino. Tre gli ex valichi per accedere in Slovenia ma due sono decisamente più rischiosi: il punto sulle indagini
Come può aver fatto perdere le sue tracce il complice albanese di Riccardo Salvagno, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Sergiu Tarna, il barman di 25 anni trovato senza vita in un campo agricolo di Malcontenta di Mira?
Ricostruiamo i movimenti possibili. Il dato di fatto è che alle 2.43, il presunto assassino esce con la sua Volkswagen Polo dal campo di Mira e alle 3.04 imbocca le strade in direzione Friuli Venezia Giulia. Ma c’è un buco di quattro ore. Probabilmente, è rientrato a casa per fare i bagagli per il volo per Tenerife.
Poi? Deve aver evitato, sapientemente per non incorrere in controlli e possibili telecamere ai caselli, l’autostrada che consente di arrivare a Gorizia in un’ora e venti minuti. Se avesse percorso la “Triestina” ci avrebbe messo un’ora e 45 minuti. Allora, diventa plausibile che abbia percorso strade meno “visibili” e senza telecamere. In questo può averlo aiutato il fatto di avere avuto una fidanzata friulana di Gonars: quindi, si ipotizza che una certa dimestichezza con le strade secondarie anche ce l’avesse.
E si arriva così all’avvistamento alle 7.41 del 31 dicembre a Gorizia, “pizzicato” dall’unico impianto Targa System attivo nel capoluogo isontino. Siamo in via Trieste che è una delle principali vie d’accesso alla città e si trova a due passi dall’imbocco e dall’uscita dell’autostrada A34 Gorizia-Villesse che, poi, si connette con la A4 ma anche da strade secondarie.
Come potrebbe essere proseguito il suo viaggio per consentire al suo complice, un albanese di trent’anni, di fare perdere le sue tracce?
Prima ipotesi: l’ex valico di San Pietro
Salvagno ha attraversato un tratto di via Trieste e, molto probabilmente, ha svoltato a destra, ha imboccato via Terza Armata. Da lì ci sono tre possibilità per raggiungere la Slovenia. La prima: svoltare a destra e varcare l’ex valico di San Pietro che porta a Sempeter Vrtojba. È presidiato ma non sempre.
Seconda ipotesi: l’ex valico della Casa Rossa
La seconda possibilità, ma molto rischiosa, è aver raggiunto l’ex valico confinario della Casa Rossa per “scaricare” in quella zona il cittadino albanese che, da lì, secondo le ipotesi investigative, potrebbe aver raggiunto la “sua” Albania. Ma poteva essere una scelta improvvida perché quell’ex valico è, sì, presidiato anche con una postazione fissa della Polizia di Stato. Altrettanto vero che il piazzale, appena ristrutturato, della Casa Rossa non è ancora stato dotato di telecamere: il progetto ne prevede dieci, compreso un Targa System ma i lavori di installazione inizieranno a breve.
Terza ipotesi: l’ex valico del Rafut
E, allora, l’ipotesi che appare più plausibile è l’ex valico del Rafut, dove c’è il piccolo Museo del lasciapassare. È presidiato sporadicamente ed è un gioco da ragazzi varcare il confine a piedi, senza che nessuno ti fermi e ti chieda cosa stai facendo. A quel punto, una volta in Slovenia, l’albanese avrebbe potuto dare concretezza alla sua fuga nella sua terra d’origine.
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