La ragnatela di Epstein su Veneto e Friuli Venezia Giulia: gli affari del miliardario americano per comprarsi ville da sogno
Dagli Epstein files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano emergono mail del 2011 su presunti interessi immobiliari di Jeffrey Epstein in Veneto e Friuli: tramite un intermediario le offerte per comprare Villa Barbarigo a Valsanzibio in provincia di Padova e il Castello di Duino a Trieste

Le coordinate per orientarsi. "Villa with Park 45 minutes from Venice - 3rd e-mail - photo". Villa con parco a 45 minuti da Venezia, terza mail, foto. Caso Epstein. Siamo nel gennaio 2011. Tra i file oggi resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia americano compaiono una serie di mail che aprono uno squarcio inatteso sugli interessi immobiliari europei di Jeffrey Epstein in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Non sono investimenti ordinari, né semplici curiosità patrimoniali, ma dossier articolati che riguardano alcuni dei beni storici più prestigiosi del Nordest italiano.
Villa Barbarigo a Valsanzibio
Nelle mail personali di Jeffrey Epstein spunta Villa Barbarigo a Valsanzibio, sui Colli Euganei, in provincia di Padova. Una villa seicentesca circondata da uno dei giardini monumentali più celebri d’Europa, edifici storici vincolati e oltre duecento ettari di terreno. Un complesso unico, difficilmente collocabile sul mercato tradizionale, pensato per un acquirente fuori scala.
A gestire il dossier è un’agenzia immobiliare friulana, la Patrick Kyd Real Estate di Patrick Kyd-Rebenburg, con sede a Ronchi dei Legionari, tuttora attiva. Le mail mostrano un crescendo di informazioni: prima descrizioni suggestive, poi dettagli tecnici, quindi conti economici, mappe catastali, planimetrie e il business plan per la trasformazione della proprietà in un resort di ultra-lusso.

Il destinatario ufficiale di queste comunicazioni è Terje Rød-Larsen, diplomatico norvegese di primo piano, vedremo tra poco il ruolo che svolgerà all'interno della trattativa e che relazioni personali intrattenesse con Jeffrey Epstein. Ma già dalle prime mail emerge che Rød-Larsen non agisce per sé. Più volte compare un riferimento chiaro: “your client”, probabilmente anche all'insaputa dell'agenzia immobiliare della Venezia Giulia. Qualcuno per conto del quale lui riceve, valuta e inoltra. “Importance: high”: quando le mail arrivano a Epstein.
Le mail per l’acquisto: “Importance, high”
Il 19 gennaio 2011 segna un passaggio decisivo. Poco prima di mezzanotte, Terje Rød-Larsen inoltra a un indirizzo gmail statunitense una mail contrassegnata con “Importance: High”. L’oggetto è esplicito: “Fw: Villa and Property 45 min. fr. Venice – Photos and Maps”, in allegato non ci sono brochure promozionali, ma mappe tecniche, immagini dettagliate della villa e planimetrie del borgo storico. Il destinatario è Jeffrey Epstein.
Il giorno successivo, Epstein risponde direttamente a Rød-Larsen. Il messaggio è breve, quasi disarmante nella sua semplicità: “I will try to see it, this trip or next". "Cercherò di vederla, in questo viaggio o nel prossimo". In un’altra mail propone di andarla a vedere insieme, l’interesse è alto: “Will be in Vienna beginning of month. See property together?”. Sarò a Vienna all’inizio del mese, forse ha senso andare a vedere insieme la proprietà.
Nessuna enfasi, nessuna domanda di chiarimento. Solo la conferma di aver ricevuto il materiale e la valutazione concreta di un sopralluogo. Per chi lavora su archivi e documenti, questo è un segnale preciso: Epstein non sta leggendo per curiosità, sta considerando un’operazione reale, precedentemente concertata. I conti, il personale, gli investimenti: il dossier completo per l'acquisizione di Villa Barbarigo Valsanzibio.

Poche ore prima, un’altra mail cruciale era già stata inoltrata allo stesso indirizzo. Il 19 gennaio 2011, Rød-Larsen trasmette a Epstein le “Replies to Accounting Questions”, una lunga risposta dell’agente immobiliare che riporta le valutazioni sui costi di gestione e i possibili investimenti: restort, strutture di luxury apartment. Il testo è marcato come confidenziale e contiene informazioni che normalmente vengono condivise solo in una fase avanzata di trattativa: costi annuali, struttura del personale, tasse, assenza di mutui, rigidità contrattuali, investimenti necessari per la riconversione. C'è anche un ammonimento: non si tratta di una semplice proprietà.
Testuale riportato dai file di Epstein: "This property has the part protected by the decree of the Ministry of Culture as "protected heritage" which includes the Villa, the Monumental (Historic) Park, the Portineria, the Scuderia and the Serra Interim buildings. Here this is all in good condition and one could move in any moment without any or certainly without substantial alterations, depending on one's personal requirements and taste. The present owners are living there now and very beautifully. For somebody who just wants to own this as a private residence this is fine" . Tradotto: “Questa proprietà è in parte protetta dal decreto del Ministero della Cultura come “patrimonio protetto” che comprende la Villa, il Parco Monumentale (Storico), la Portineria, la Scuderia e gli edifici provvisori della Serra. Qui tutto è in buone condizioni e ci si potrebbe trasferire in qualsiasi momento senza alcuna modifica o comunque senza modifiche sostanziali, a seconda delle esigenze e dei gusti personali. Gli attuali proprietari vivono lì ora e molto bene. Per chi desidera acquistarla come residenza privata, è perfetta”.

Tutto era confidenziale. L’agente immobiliarelo scrive chiaramente: “Any information provided on this property is confidential and may be passed to your interested client, but must not be circulated any further". Seguono cifre precise, investimenti stimati tra i 12 e i 14 milioni di euro, e una descrizione della proprietà come di un “beautiful and precious treasure”, non più sostenibile dalla famiglia proprietaria ma pronta a diventare una fonte di reddito per chi avesse i mezzi per valorizzarla.
È, a tutti gli effetti, un dossier economico-operativo completo. E viene inoltrato integralmente a Jeffrey Epstein.
Il ruolo di Terje Rød-Larsen, intermediario silenzioso
Nel database del Dipartimento di Giustizia americano, il nome di Terje Rød-Larsen compare 227 volte. Nelle mail dell’agenzia immobiliare, invece, Epstein non viene mai nominato. Si può leggere - e scaricare – solo il materiale inoltrato.
Rød-Larsen fa da schermo, da filtro, da intermediario fiduciario. Decide cosa inoltrare, quando farlo e con quale priorità. È una figura tipica delle operazioni riservate ad altissimo livello: abbastanza autorevole da garantire serietà, abbastanza distante da proteggere l’identità del cliente finale. Villa Barbarigo, del resto, si presta perfettamente a questo modello.

Isolata ma accessibile, vincolata ma sostenuta da incentivi pubblici, trasformabile senza perdere prestigio. Un luogo che promette bellezza, esclusività e controllo. Un “world of its own”, come lo definisce l’agente immobiliare in uno dei passaggi più rivelatori.
Ma perché Epstein era presumibilmente interessato a questo tesoro veneto? Presumibilmente anche interessato ad averla come una residenza privata? Rileggere oggi queste mail significa collocarle in una prospettiva più ampia. Nel 2011 Epstein non era ancora il simbolo globale che sarebbe diventato: controverso, faccendiere, incriminato, condannato e infine suicida in carcere.
All’epoca dei fatti era un finanziere abituato a muoversi attraverso relazioni personali, immobili atipici e intermediazioni informali. Esattamente come questa. I documenti non raccontano tutto. Ma raccontano abbastanza per ipotizzare oltre ogni ragionevole dubbio che un grande patrimonio storico italiano è finito, anche solo per un momento, nel radar di Jeffrey Epstein. Non per illazione. Non per sentito dire. Ma perché qualcuno gli ha mandato mappe, conti e piani. E lui ha risposto che sarebbe andato a vedere: "I will try to see it , this trip or next".
Il Castello di Duino, la trattativa parallela
Se Villa Barbarigo rappresenta l’ingresso di Jeffrey Epstein nel mercato dei grandi patrimoni storici italiani, il Castello di Duino appare nel carteggio come un dossier parallelo, più strutturato e forse in una fase ancora più matura. Sempre a gennaio 2011, mentre scorrono le email su Valsanzibio, l’agenzia immobiliare di Patrick Kyd-Rebenburg invia a Terje Rød-Larsen una serie di comunicazioni dedicate esclusivamente a Duino, che vengono a loro volta inoltrate a Epstein con priorità “high”.
Il 21 gennaio 2011, l’oggetto è inequivocabile: “Duino Castle – Accounting, Personnel, Price”. Non si parla più di suggestioni o fotografie evocative, ma di contabilità, personale, costi di gestione e prezzo di vendita. L’agente immobiliare scrive che “the information regarding the accounting of Duino Castle was finally ready today”, segnalando che il dossier economico era atteso e richiesto. Seguono dettagli minuziosi sul funzionamento del castello, aperto al pubblico dal 2003 come museo, sugli eventi ospitati, sui sistemi di sicurezza potenziati per accogliere personalità di altissimo profilo e sulla natura del luogo come spazio “easily controllable” per ospiti VIP.

Il riferimento non è astratto: “the Castle of Duino has hosted over time a very high number of important personalities, such as presidents of state, royals from Spain and England, the Princess Sarvath El Hassan of Jordan, [and] the Trilateral Commission with the then President David Rockefeller”.
È una frase che colloca Duino in un circuito preciso, e che spiega perché la sicurezza e la riservatezza siano centrali nel racconto della proprietà. Nelle stesse email vengono elencati i costi annuali, le agevolazioni fiscali come bene vincolato, l’esistenza di un prestito bancario destinato a essere estinto con la vendita, e persino una precisazione cruciale: “furniture and art not being part of sale”.
Anche qui Rød-Larsen agisce da intermediario silenzioso, inoltrando a Epstein immagini aeree, mappe dei confini, viste del castello e del bosco circostante, accompagnate da istruzioni pratiche: “Do also check on Google Maps by typing in Castello di Duino and then zooming in.” Il quadro che emerge è quello di una trattativa concreta, non esplorativa, in cui Epstein riceve un pacchetto completo di informazioni su una delle dimore simbolo dell’aristocrazia mitteleuropea.
L’11 luglio Larsen scrive a Epstein per aggiornalo sull’organizzazione della visita: il proprietario del Castello di Duino ha dato la disponibilità a mostrargli la proprietà domenica 7 agosto, anche se avrebbe preferito il martedì successivo, l’unico giorno in cui il complesso resta chiuso al pubblico.
L’agenda dei movimenti resta però fluida. In una mail dell’8 agosto — con mittente e destinatario oscurati — qualcuno che si trova con Epstein scrive da Dubai: «Non so dove andremo… un amico verrà a trovarlo a Parigi, poi ha detto che andrà a Trieste». Tre giorni più tardi, l’11 agosto, un nuovo messaggio chiarisce che i piani sono cambiati: «Jeffrey ha fatto sapere a Terje che Trieste deve essere rimandata di almeno una settimana», aggiungendo che le ragioni del rinvio sarebbero state spiegate di persona. Poi le trattative s’interrompono.
Duino non è più solo un termine di paragone per Valsanzibio, ma una proprietà autonoma, valutata nei suoi aspetti economici, logistici e di sicurezza, inserita nello stesso ristretto catalogo di beni “fuori mercato” che, per qualche mese del 2011, transitarono silenziosamente nella sua casella di posta elettronica di Jefrrey Epstein.
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