Finestre chiuse e niente condizionatori: i consigli dei medici per difendersi dal fumo degli incendi

L'Isde chiarisce i rischi delle microparticelle ultrasottili nel sangue. L'avviso del medico: «Il naso è il nostro migliore alleato. Quando senti l'odore di bruciato, la soglia è già superata».

Daniela Larocca

Da giorni la Carnia brucia. I fronti sull'Amariana e sull'Amarianute, insieme al rogo doloso sul monte Dobis, hanno già divorato circa 400 ettari di bosco e costretto 25 persone a lasciare casa, con le fiamme arrivate a soli 50 metri dalle abitazioni di Pissebus.

Vigili del fuoco, corpo forestali, Protezione civile e mezzi aerei italiani e sloveni lavorano senza sosta, ma senza pioggia, attesa in forma decisa solo giovedì, l'obiettivo resta contenere più che spegnere. Nel frattempo la Regione ha diramato raccomandazioni sanitarie per 17 Comuni della zona, da Tolmezzo ad Amaro, da Gemona a Osoppo: finestre chiuse, niente sport all'aperto, mascherine Ffp2 o Ffp3 quando proprio serve uscire.

Ma cosa significa, in concreto, respirare quel fumo? A spiegarlo è il dottor Mario Canciani, allergo pneumologo e presidente della sezione regionale dell'Isde, l'associazione dei medici per l'ambiente, che in un comunicato mette nero su bianco quanto sia serio il rischio sanitario dietro la coltre grigia che avvolge la Carnia in questi giorni.

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Le sostanze cancerogene

Il primo dato è chimico: bruciare legna significa liberare nell'aria almeno cinque famiglie di sostanze già classificate come cancerogene dalla Iarc, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, più altre sospette cancerogene e decine indicate come tossiche dall'Epa, l'agenzia ambientale statunitense. Per ogni chilo di legna bruciata si liberano circa 10 grammi di polveri sottili Pm10. Moltiplicato per centinaia di ettari in fiamme, il conto è impressionante.

Il vero pericolo, però, sono le polveri ultrasottili. Sono loro a colpire più a fondo: aggravano asma e bronchite cronica, ma non si fermano ai polmoni. Passano dai bronchi al sangue e da lì al cuore e al cervello, aumentando il rischio di infarti, ictus ed emorragie cerebrali. Chi lavora in prima linea contro le fiamme, vigili del fuoco e volontari, paga il conto più alto e immediato. Ma gli effetti più lenti, avverte Canciani, colpiscono soprattutto bambini piccoli, cardiopatici, malati oncologici e chi già convive con asma o bronchite cronica.

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Il naso non mente

C'è poi un dettaglio che vale più di ogni bollettino: il naso non mente. Quando si sente odore di fumo, spiega il medico, le polveri sottili hanno già superato abbondantemente i 50 microgrammi per metro cubo, il doppio del limite di legge fissato a 25 per le Pm2,5, e cinque volte la soglia di 10 microgrammi indicata dall'Oms come obiettivo di tutela della salute. Considerando anche le Pm10, meno pericolose ma più diffuse, oggi in buona parte della Carnia i valori vanno dal doppio fino a otto volte oltre i limiti di legge.

Un po’ di consigli utili

Cosa fare, allora, se non ci si può allontanare dalle zone raggiunte dal fumo? Chi soffre di malattie respiratorie, cardiocircolatorie, renali o oncologiche dovrebbe restare in casa a finestre chiuse, senza accendere il condizionatore, i cui filtri non trattengono le microparticelle. Bere molta acqua e puntare su frutta e verdura colorata, ricche di antiossidanti: pomodori, peperoni, lamponi, mirtilli, pesche, albicocche, prugne. Ma soprattutto, se si deve uscire di casa, usare mascherine Ffp2 o Ffp3. 

Consigli semplici, che si affiancano alle raccomandazioni ufficiali di Regione e Asufc in un momento in cui l'attenzione resta divisa tra il fronte del fuoco e quello, meno visibile ma non meno pericoloso, di ciò che si respira.

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