Più caldo, più zanzare: perché Dengue e Chikungunya preoccupano gli esperti
L'aumento delle temperature favorisce la sopravvivenza e la diffusione delle zanzare che trasmettono Dengue, Chikungunya e West Nile. Gli esperti avvertono: ogni grado in più può far crescere le infezioni di oltre il 20% e il rischio riguarda sempre più anche l'Italia

L’impatto del cambiamento climatico si pesa anche sulla salute delle persone. In particolare, sulle malattie trasmesse dagli insetti: ogni grado in più aumenta di oltre il 20 per cento l’infezione da Dengue e Chikungunya.
Soprattutto quando il termometro registra dai 23 ai 32 gradi. Non più malattie sporadiche, ma «problemi di salute pubblica» avvertono gli esperti.
Perché succede
L’innalzamento delle temperature aumenta la capacità di trasmissione delle malattie virali perché rinforza le zanzare, facendole sopravvivere e proliferare di più. Così, virus come Dengue, Chikungunya e West Nile circolano più facilmente.
A segnalare l'impatto delle anomalie climatiche sui cicli biologici legati alle condizioni termiche, e la conseguente esposizione di diversi Paesi, inclusa l'Italia, a un rischio crescente che si sviluppino aree più estese di focolai autoctoni, sono gli esperti nel corso del congresso dedicato alle arbovirosi e alle sfide che ci attendono per il futuro.
I cambiamenti climatici creano un effetto combinato direttamente sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa così più rapido.
Gli effetti che vediamo d’estate non arrivano dal nulla, ma si costruiscono anche nei mesi precedenti. Temperature più miti in inverno non sono in grado di decimare le larve.
«L’effetto è quello di una stagione attiva anticipata e prolungata», spiega Federica Gobbo, medico veterinario del laboratorio di entomologia sanitaria dell’istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie.
Le soluzioni
La lotta alla diffusione parte da casa, dalle attività quotidiane. Fondamentale l’uso di repellenti e zanzariere. Secondo gli esperti, svuotare (non solo d’estate) contenitori di acqua stagnante come sottovasi e grondaie può fare la differenza.
Di fronte a questo scenario, «la vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati», sottolinea Anna Teresa Palamara, direttrice del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.
«È fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi», avverte Palamara.
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