Lega, Salvini alle strette: patto per Zaia e Fedriga
Il segretario federale: «Riorganizzazione con nuovi vice? Lavori in corso»

Cosa andrebbe a guadagnare Salvini? Cosa a perdere, semmai. Stretto, com’è, tra due fuochi. Da un lato, Roberto Vannacci: il ladro (di militanti), a cui, fino a poco fa, aveva affidato le chiavi di casa; e poi i nordisti, Zaia e Fedriga su tutti, vale a dire gli altri a cui le chiavi di casa non sarebbe proprio il caso di consegnarle. Perché chissà poi quando e chissà se sarà possibile riaverle.
Le condizioni a Salvini
«Ma Salvini non ha scelta», c’è chi sentenzia. Questa volta potrebbe essere davvero così. E domani, al consiglio federale convocato per le 11 a Montecitorio, è annunciata la presenza di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Tutt’altro che scontata, per riunioni che ormai da prassi si svolgono quasi esclusivamente da remoto. E invece i due amministratori ci saranno, per assistere alla prima discussione sul futuro della Lega, nel vecchio segno del sogno federale.
«Lavori in corso»
La trattativa è avviata. Le posizioni, e le pretese, cosa nota. «Lavori in corso», la battuta, secca ma eloquente, con cui ieri pomeriggio Salvini ha liquidato i cronisti, che gli chiedevano conto della riorganizzazione del partito con un incarico di prestigio per Zaia.
L’ex governatore veneto non è disposto ad arretrare di un millimetro, e così l’ex collega del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Vicini al ruolo di coordinatori della Lega per le Regioni del Nord – formalmente vicesegretari – ma a patto di una rivoluzione del partito nel segno federalista. Con la replica del modello tedesco della Cdu e, in seno, la Csu bavarese.
Verso il congresso
Così la Lega: le Leghe. Rivoluzione che dovrà necessariamente transitare da un congresso, a questo punto da celebrarsi prima delle prossime politiche. Con il passaggio di mezzo del raduno di Treviso, il 4 e il 5 luglio: confermato, ma intorno al quale c’è ancora nebbia fitta. Non si conosce il luogo, non si conoscono gli invitati. Si sa appena il giorno della convocazione – merito di indiscrezioni giornalistiche. E nella Lega trevigiana – leggasi: nella segreteria provinciale – il fastidio è palpabile.
Salvini vede Stefani
Ma intanto Salvini parla con Stefani. L’ultima volta, di persona, giovedì scorso, a pranzo in un ristorante della Capitale: Eleonora d’Arborea. Nel menu, piatti della tradizione sarda, e poi la holding autostradale per il Nord Est e, naturalmente, il riassetto del partito. Riorganizzazione della quale, peraltro, dovrebbe essere interessato lo stesso Stefani, con la richiesta – peraltro, per nulla sgradita al governatore – di un passo indietro dal ruolo di vice federale, per favorire la nuova compagine della segreteria. Salvini numero uno, affiancato da Zaia e Fedriga al Nord, e poi da Claudio Durigon coordinatore per il Meridione. Con il benservito a Silvia Sardone, magari in cambio di una compensazione per la Lombardia, schiacciata dal Nord Est.
Il credito di Zaia
È la strategia per salvare la Lega. E, per Zaia, la costruzione di un credito, da spendersi magari alla volta della prossima legislatura, quando, si sa, il suo sogno sarà quello di varcare le porte di Palazzo Madama da primo della classe.
Rivendicazione tutt’altro che scontata, perché, intanto, il centrodestra dovrà vincere le elezioni; e poi la Lega dovrà superare Forza Italia. Zaia potrebbe essere un trascinatore: a maggior ragione con una nuova legge elettorale – ma il Carroccio continua a essere sordo sulla questione – che preveda l’indicazione delle preferenze, alle urne.
Dal canto suo, quello che chiede Salvini – in un disegno che, dicono i suoi, ha tutto il sapore del commissariamento – è di conservare una quota nella scelta dei candidati, proprio per la compilazione delle liste delle prossime elezioni politiche. I «lavori in corso» non sorridono al Capitano.
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