Il riassetto bancario divide il governo, Meloni appoggia l’operazione
La costruzione di un terzo polo e la difesa dell’italianità del sistema finanziario nazionale sono i temi strategici su cui si divide la maggioranza di centro destra

Lo scontro è ancora sotterraneo, ma la nuova fiammata del risiko bancario ha riportato alla luce le diverse sensibilità politiche presenti dentro la maggioranza di governo, dove si sta delineando un confronto che tocca temi strategici: la costruzione di un terzo polo bancario e soprattutto la difesa dell’italianità del sistema finanziario nazionale.
Il Mef della Lega
Il Ministero dell’Economia, ancora azionista della banca senese, mantiene una linea prudente. In una nota «prende atto delle iniziative su Mps di cui è stato informato», sottolineando però che esse «riconoscono la valorizzazione della banca risollevata da una posizione pre fallimentare». Una frase che rivendica il lavoro svolto dallo Stato negli ultimi anni per portare Rocca Salimeni fuori dalla crisi. Ancora più criptica la posizione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha liquidato la questione con una battuta: «Chi paga di più...», lasciando intravedere una visione molto pragmatica della partita.
Non è un mistero che la Lega abbia sempre guardato con favore a un’integrazione tra Banco Bpm e Mps. Matteo Salvini, secondo quanto filtra da ambienti del Carroccio, avrebbe detto ai suoi fedelissimi che «i due istituti devono convolare a nozze». Per la Lega l’aggregazione tra Bpm e Mps rappresenterebbe la nascita di quel terzo polo evocato da tempo come alternativa a Intesa Sanpaolo e UniCredit. «Non c’è una posizione né del partito né del governo, non commento scelte che competono al mercato», ha poi detto il vice-premier, aggiungendo: «Da quando siamo al governo, solo due (banche, ndr) hanno fatto 54 miliardi di utili. Non sono né guevarista né venezuelano né socialista ma siccome questi utili sono in parte garantiti dallo Stato e dai cittadini, lavoreremo perché una piccola parte aiuti l’Italia. Non è niente di punitivo».
La difesa dell’italianità di Meloni
La posizione di Giorgia Meloni sembra essere invece diversa. La presidente del Consiglio, nelle interlocuzioni riservate delle ultime ore, avrebbe posto l’accento soprattutto sulla tutela dell’italianità del sistema bancario. Un principio che, secondo Palazzo Chigi, non sarebbe messo in discussione dall’eventuale operazione guidata da Intesa Sanpaolo. I dubbi maggiori riguardano invece Banco Bpm e il peso crescente di Crédit Agricole, primo azionista dell’istituto milanese. Le tensioni politiche si intrecciano così con una riflessione più ampia sul futuro del credito. Giuseppe Conte, presidente dei Cinque Stelle, attacca apertamente l’esecutivo e parla di «scelte opache su Mps privilegiando dei soggetti privati senza neppure una strategia comunicata in modo ufficiale ai cittadini». Anche il mondo industriale osserva l’evoluzione del dossier. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, vede positivamente l’operazione lanciata da Intesa Sanpaolo e Unipol su Mps perché «rafforza la solidità delle banche e ne accresce la capacità di finanziare imprese, innovazione e sviluppo».
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