Mps-Mediobanca le carte dell’inchiesta: Generali strategica dall’inizio

Così l'ad di Mps Luigi Lovaglio all'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, indagati con il presidente di Luxottica, Francesco Milleri, nell'indagine sulla scalata a Mediobanca, sull'annuncio di quest'ultima, del 28 aprile scorso, di una Ops per uno scambio della sua quota in Generali in azioni Banca Generali

Palazzo Berlam a Trieste, uno dei luoghi simbolo di Generali
Palazzo Berlam a Trieste, uno dei luoghi simbolo di Generali

"Generali è strategica fin dall'inizio". Così l'ad di Mps Luigi Lovaglio all'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, indagati con il presidente di Luxottica, Francesco Milleri, nell'indagine sulla scalata a Mediobanca, sull'annuncio di quest'ultima, del 28 aprile scorso, di una Ops per uno scambio della sua quota in Generali in azioni Banca Generali. Nel dialogo, riportato nell'atto di perquisizione dei pm di Milano, Lovaglio spiega - per i Pm - che le sue "dichiarazioni pubbliche in senso opposto fossero un espediente (...) per non rendere palesi gli accordi con i soci Caltagirone e Delfin che (...) fin dall'inizio puntavano su Generali".

Sull’operazione difensiva promossa da Mediobanca, con il lancio di una Ops su Banca Generali con contropartita la quota detenuta da Piazzetta Cuccia nel Leone di Trieste, si confrontano al telefono il 5 maggio del 2025 Caltagirone e Lovaglio.

CALTAGIRONE: beh, vabbè… sarebbe contento il Monte, non gli azionisti del Monte… gli azionisti del Monte non gli…

LOVAGLIO: sì, sì… no ma perché…

CALTAGIRONE: non gli interessa più, non gli interessa più MEDIOBANCA senza GENERALI

LOVAGLIO: no, ma perché… no perché…

CALTAGIRONE: per carità di Dio, è meglio non farla l’operazione (ride)

LOVAGLIO: no, no… certo, certo! Ma in questo modo noi facciamo capire… sarebbe bello ma non si farà mai perché è contro gli interessi degli azionisti GENERALI

CALTAGIRONE: certo

LOVAGLIO: cioè, stan facendo una cosa tutta teorica, no?

CALTAGIRONE: sì sì sì… chiaro, chiaro

LOVAGLIO: per questo noi abbiamo anche all’inizio fatto capire “ma no…”… lui poteva fare solo sta mossa. Se noi avessimo detto fin dall’inizio – come è vero – che GENERALI è strategica, lui avrebbe detto “ah, Lovaglio ha detto che è strategica, adesso io lo frego perché…” Quindi…

CALTAGIRONE: no, no… questo, che sia strategico o no… e lei evidentemente…

LOVAGLIO: no, però è la comunicazione, no?

CALTAGIRONE: sì, sì… è un fatto di…

LOVAGLIO: che abbiamo fatto apposta così lo abbiamo fregato

CALTAGIRONE: no, no… vabbè, a parte apposta, lei ha fatto sempre le cose che pensava…

Questi sono alcuni delle stralci del decreto firmato dai pm. Le imputazioni provvisorie depositate dagli inquirenti ricostruiscono un presunto disegno unitario che avrebbe coinvolto Francesco Milleri, Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio, chiamati a rispondere degli artt. 110, 81 cpv c.p. e 185 del Testo Unico della Finanza. Secondo l’accusa, i tre avrebbero agito “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso” allo scopo di alterare in modo sensibile l’andamento dei titoli Mediobanca, quotata su Euronext Milano.

Milleri, nella sua qualità di presidente del cda della lussemburghese Delfin s.à r.l., e Caltagirone, al vertice di un articolato gruppo societario che comprende Ausonia, Esperia 15, Istituto Finanziario 2012, Gamma, VM 2006, Calt 2004, M.K. 87 e Finanziaria Italia 2005, avrebbero operato insieme al ceo di Banca Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Lovaglio. Le contestazioni elencano una serie di condotte ritenute “artificiose” dagli investigatori.

Gli atti indicano innanzitutto l’omessa comunicazione al mercato e alle autorità di vigilanza dell’esistenza di un presunto accordo tra Delfin, il gruppo Caltagirone e lo stesso Lovaglio, accordo che – secondo l’impostazione accusatoria – avrebbe avuto come obiettivo l’acquisizione di un’influenza dominante su Mediobanca ai sensi dell’art. 23, comma 2, del Tub. A ciò si aggiungerebbero acquisti coordinati di titoli Mediobanca e Generali, nonché una detenzione congiunta superiore al 20% del capitale, in violazione dell’autorizzazione rilasciata dalla Bce a Delfin.

Le contestazioni comprendono anche il presunto mancato lancio di un’OPA pur in presenza del superamento della soglia del 25% del capitale sociale, sulla base dei dati riportati nei verbali delle assemblee di Mediobanca del 2022 e del 2023, dai quali emergono partecipazioni del gruppo Caltagirone fino al 9,89% e di Delfin fino al 19,77%.

Secondo gli inquirenti, Milleri e Caltagirone avrebbero inoltre concordato i voti da esprimere nelle assemblee, coordinando parallelamente una serie di operazioni su Banca Mps. Nel dettaglio, gli atti richiamano l’ingresso nel capitale della banca senese attraverso la procedura di Accelerated Bookbuilding del 13 novembre 2024, in cui gli acquisti sarebbero stati effettuati pagando un premio del 6,96% rispetto al valore di mercato. Successivamente, con l’ingresso nel consiglio di amministrazione del 27 dicembre 2024, le partecipazioni sarebbero aumentate fino al 9,86% per Delfin e al 9,96% per il gruppo Caltagirone alla data del 17 aprile 2025, in vista dell’OPS con cui Mps puntava al controllo di Mediobanca e, per suo tramite, di Generali.

L’ultimo punto delle contestazioni riguarda la scelta attribuita a Delfin di aderire in anticipo all’offerta di scambio, prima che Mps presentasse un eventuale rialzo con una maggiore componente in denaro. Per gli inquirenti, questo comportamento costituirebbe un’ulteriore conferma della “finalità non finanziaria, ma di controllo” dell’intera operazione.

Tra le varie intercettazioni ce ne sono due a pagina 20 esemplificativa del rapporto tra Caltagirone e Lovaglio e che sottolinea come Generali fosse il reale obiettivo. 

Il 18.4.2025, giorno successivo all’assembleadi Mps, Lovaglio riceve i complimenti di Caltagirone:

LOVAGLIO: Cavaliere, allora!

CALTAGIRONE: Ma lei è il grande comandante LOVAGLIO? […] Come sta?

LOVAGLIO: Molto bene! Abbiamo fatto una bella operazione.

CALTAGIRONE: Mi pare fantastico, bravo. Io le faccio i complimenti perché è stato molto bravo.

LOVAGLIO: No no no, è stato… il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico […] comunque godiamoci questa cosa, è stata… ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l’idea, esatto.

CALTAGIRONE: Perfetto, bene. È andata come doveva, grazie.

LOVAGLIO: Come meritavamo.

Nella medesima conversazione i due commentavano anche il voto contrario di Blackrock (durante l’assemblea di Mps) e in merito Lovaglio – sempre utilizzando il plurale (“qualcuno ci ha fatto il bidone”) – allude ad una sollecitazione del voto da parte del MEF su CEO del fondo americano: «[…] Ma io avrei giurato all’83 [%], poi le spiego perché qualcuno ci ha fatto il bidone, perché BLACKROCK è un 2% […] Esatto, perché io ho scritto al CEO, e so che il Ministro ha scritto un SMS perché il figlio gli ha detto “Oh, guarda che non ha votato!”, quindi gli ho detto a SALA hanno scritto un SMS, nonostante questo… questa non è andata bene».

In successivo passaggio del dialogo, trova conferma l’ipotesi che l’Ops su Mediobanca costituisse soltanto la prima fase di un più ampio piano comune, riguardante Assicurazioni Generali:

LOVAGLIO: Ah, caspita bravo bravo. E facciamo fase due? Ahn no lei no, aspetti, io mi riposo ma lei c’ha…

CALTAGIRONE: C’abbiamo… io c’ho il 24 [assemblea Generali, n.d.r.]… vabbè ma, insomma, là è una lista di minoranza pacifica prenderemo i tre consiglieri di minoranza. Poi… poi lo facciamo una impatriata, ci prendiamo un caffè insieme.

LOVAGLIO: Certo, volentieri volentieri, che le racconto mi ha fatto una telefonata [...] DONNET [CEO di Assicurazioni GENERALI] dicendo “Ma come puoi dire business assicurativo insieme?”, io ho detto “Guarda, non hai capito, ho detto uno e ventisette (fonetico).” Eh ma sì ma io…” ho detto “Guarda, se tu sei così convinto” – ho alzato un po’ la voce “hai la smentita, così ridiamo tutti!”. E lui, [...], l’ha fatta, no? (fonetico)… è proprio… proprio anormale. Vabbè.

CALTAGIRONE: Ma poi, dai, uno… uno che gli vengono a dire che può prendere un mercato dovrebbe dire “Beh, parliamone”, no?

LOVAGLIO: Appunto! Appunto.

CALTAGIRONE: Quando è il momento, non è attuale, se ci sarò parliamone, quindi non ha senso… non ha senso.

Tra le ricostruzioni c’è l’innesco, ovvero il collocamento accelerato del 15% di Mps da perte del Tesoro. Secondo i pm Giovanni Poilizzi e Luca Gaglio, che con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano coordinano le indagini affidate al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf, "in definitiva la procedura" di Abb con cui il Mef nel novembre 2024 ha collocato in pochi minuti il 15 per cento delle azioni Mps, pacchetto rilevato da Delfin, dal Gruppo Caltagirone, da Banco Bpm e da Anima, "si è svolta in patente violazione dell'art. 2 DPCM" sull'avvio del processo di dismissione della partecipazione del Mef in Bmps.

Inoltre, ad avviso degli inquirenti, sarebbero state violate anche le "regole di trasparenza raccomandate". La procedura di Abb "non è stata competitiva, perché nei fatti non è stato dato modo ad eventuali altri offerenti (es. Unicredit) di conoscere dimensioni e prezzo della cessione, per eventualmente effettuare offerte migliorative".

Nell'atto si evidenzia, per esempio, che "Akros, che non aveva disponibilità finanziarie sufficienti per garantire l'operazione, ha dovuto a sua volta ottenere garanzia dalla controllante Bpm per un importo pari a 600 milioni di euro (corrispondente al 7% delle azioni MPS)".

E ancora: "Akros risulta aver effettuato già l'11.11.2024 (senza peraltro farne cenno nelle relazioni a Consob), prima dell'invito da parte del Mef, una simulazione di cessione del 15% di azioni Bmps, quantitativo che risulta poi effettivamente ceduto".

Ciò porta a ritenere, assieme agli altri documenti acquisiti (...) che Akros (e la controllante Bpm) fossero informate nel dettaglio delle intenzioni dello stesso Mef. A ciò si aggiunge, tra l'altro, il fatto che "non è stata data - come invece prassi - un'informazione al mercato sull'orientamento di prezzo delle offerte" in quanto il Ministero "risulta essersi opposto" comunicazione "tramite piattaforma Bloomberg su cui è stato diffuso solo "che il book era chiuso". E infine, oltre alle offerte del gruppo ristretto di acquirenti "di identico valore, ossia 5,9 euro per azione, con un premio pari al 6,96%33", "la repentina chiusura del book, alle 19:40 e dopo 5 minuti dall'unico aggiornamento Bloomberg" la preclusioine della "partecipazione di diversi investitori istituzionali e strategici espressamente interessati", tra cui Unicredit.

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