Talento, famiglia e impresa: torna Sport Business Forum, ecco le tappe e gli ospiti
La rassegna inizia a Trieste il suo percorso del 2026 e intreccia vela, calcio, basket e ciclismo. Si parlerà, tra gli altri, di Barcolana e Giro, del caso Leicester, di pratica di longevità

Gioco. Industria. Crescita. Benessere. Regole. Talento. Inclusione. Finanza. Cultura. Sogno. Che cos’è questo elenco? Sono dieci parole che ogni giorno associamo allo sport. La lista potrebbe continuare a lungo attingendo al dizionario personale di ciascuno di noi, ma già queste dieci parole danno l’idea di tutto quello che lo sport racchiude dentro di sé.
Lo Sport Business Forum nasce da qui: dalla volontà di creare uno spazio di incontro e confronto capace di tenere insieme tutte queste dimensioni. Dai campi ai palazzetti, dalla scuola all’università, dagli stabilimenti produttivi ai consigli di amministrazione: lo sport non resta chiuso dentro confini prestabiliti. Arriva ovunque.
Trieste lo sa bene. Qui lo sport è parte della storia della città e mostra ogni anno nella Barcolana il suo volto più bello e festoso.
Dentro le giornate dello Sport Business Forum il mare entrerà nel racconto grazie a Furio e Marta Benussi, per i quali la vela è prima di tutto una storia di famiglia. Cosa significa accompagnare una figlia nella ricerca del proprio talento? Come si trasformano i giochi dell’infanzia in ambizioni sempre più grandi? Quali sono i tempi e i passaggi di una crescita che può diventare un percorso di vita?
Sono domande che trovano risposta nelle storie di chi la Barcolana non solo l’ha vissuta, ma l’ha vinta, partendo da Barcola per arrivare al mondo.
Alle voci triestine si affiancheranno quelle di campioni e protagonisti capaci di interpretare il loro ruolo anche oltre il campo.
Il tema del talento e della famiglia attraversa anche la storia di Christian Vieri, cresciuto tra Australia e Italia e diventato uno dei grandi attaccanti del calcio europeo e mondiale. Ma cosa c’è oltre la “B” di bomber? C’è un imprenditore che, dopo aver lasciato il calcio giocato, ha esplorato nuove strade, costruendo con la Bobo TV un format capace di raccontare il calcio nell’epoca digitale.
Era poco più che diciottenne quando, nel 1991, Emiliano Mondonico lo fece esordire in Coppa Italia con il Torino: una prima volta segnata subito da un gol. Dopo essere stato un figlio d’arte, oggi Vieri è anche un padre. E con il suo modo diretto e ironico di raccontare il calcio continua ad alimentare i sogni delle nuove generazioni.
Quanto sia importante sapere comunicare lo sport in maniera coinvolgente ce lo spiegherà un’icona del basket come Dan Peterson che il suo amore per la pallacanestro l’ha tradotto in ognuna delle sue vite professionali. Da allenatore ha guidato uomini come Mike D’Antoni, Bob McAdoo, Dino Meneghin e Vittorio Gallinari. Da telecronista ha inventato un modo di raccontare lo sport che è diventato un punto di riferimento per intere generazioni.
Gli “Amici sportivi e non sportivi” siamo noi, quelli che grazie a coach Dan hanno imparato a conoscere lo sport americano, ad addentrarsi nelle dinamiche delle leghe professionistiche e a scoprire come un gioco possa diventare un’industria al centro di complesse e articolate operazioni finanziarie.
A novant’anni Daniel Lowell Peterson da Evanston, Illinois, è l’incarnazione di un altro dei temi centrali di questo Sport Business Forum: i percorsi di longevità, la capacità di vivere una vita piena. Restare curiosi e coinvolti: forse è questo il segreto.
Di certo la passione si ritrova nel podcast che Enrico Bergianti e Alessandro Bientidesi hanno dedicato al Leicester. Sono passati dieci anni da una delle storie più belle che il calcio contemporaneo ci ha regalato grazie a questa squadra di Premier League capace di andare oltre qualsiasi pronostico. Una storia inglese che parla italiano grazie a Claudio Ranieri, che di quella squadra fu la guida portandola alla conquista di un clamoroso titolo. I due autori hanno costruito un racconto profondo muovendosi dalle tribune del King Power Stadium ai campi che compongono il faraonico centro d’allenamento a Seagrave, dando voce a tifosi e addetti ai lavori.
Cosa resta a dieci anni di distanza da quel trionfo celebrato in tutto il mondo? I due autori ce lo racconteranno insieme a Nicola Roggero, che la Premier League la porta in Italia ogni settimana su Sky e a questo campionato ha dedicato un libro.
Dalla vela al calcio sino alla pallacanestro, con una tappa che non poteva mancare: il ciclismo.
Lo Sport Business Forum a Trieste precederà l’arrivo in Friuli-Venezia Giulia del Giro d’Italia, che qui – sabato, sulla salita di Piancavallo – assegnerà definitivamente la maglia rosa. E quale voce migliore di Vincenzo Nibali – ultimo italiano a conquistare il Giro – per raccontarne significato e valore? Nibali è uno dei pochi campioni nella storia del ciclismo che è riuscito a vincere tutte e tre le grandi corse a tappe e a imporsi anche nelle Classiche.
Ci è riuscito mettendo insieme un talento straordinario e la capacità di essere un vero capitano in uno sport in cui l’apporto dei gregari è fondamentale. Anche questa è una lezione che dallo sport si può trasferire al mondo delle imprese, soprattutto in quel Nordest in cui la figura dell’imprenditore è stata troppo spesso rappresentata con l’immagine dell’uomo solo al comando. Il ciclismo insegna che senza gregari ogni traguardo appare più lontano, irraggiungibile. È con il lavoro di squadra che il capitano può usare al meglio le proprie risorse dove e quando davvero conta di più.
Parlare di Giro a Trieste significa poi rievocare una pagina di storia, con l’edizione del 1946: l’Italia era uscita dalla guerra e i corridori spesso si trovavano ad attraversare ancora con i segni di bombardamenti e combattimenti. Trieste era una città divisa e le divisioni diventarono un vero e proprio blocco stradale dalle parti di Pieris, un agguato a mano armata che fermò il gruppo.
Troppo pericoloso andare avanti, persino Gino Bartali e Fausto Coppi misero il piede a terra e la tappa venne neutralizzata. Solo Giordano Cottur e un piccolo gruppo di corridori decise di proseguire e arrivò a tagliare la linea d’arrivo, tra migliaia di persone, all’ippodromo di Montebello. La storia del ciclismo si intreccia con la storia d’Italia.
Come in una corsa a tappe, dopo Trieste lo Sport Business Forum toccherà Treviso (il 5 giugno), Belluno (6 e 7 giugno) e tornerà in Friuli-Venezia Giulia in autunno, per concludere questa edizione 2026 a Gemona (23-24 ottobre), in un territorio in cui il legame con la bicicletta è cultura e identità e ha trovato la propria espressione nelle fughe di Alessandro De Marchi e ora si entusiasma con gli sprint di Jonathan Milan.
Prima della volata finale, però, c’è questa partenza. E ogni partenza, nello sport come nella vita, contiene già tutte le direzioni possibili.
*direttore Sport Business Forum e Fondazione SIT
Riproduzione riservata © il Nord Est






